Il blog del ritorno dell’Aquila

28 agosto. Due, tre, quattro autobus verdi e arancioni dell’AMA partono alle 15  dalla Caserma Pasquali. Il nuovo Palazzetto dei Nobili o Palazzo Margherita, dato che negli anni passati era lì che si facevano le prove dei costumi storici per il corteo della Perdonanza. Autobus carichi di figuranti, duecento persone circa che quest anno hanno deciso di far continuare la tradizione, quel corteo che sfilava partendo da Piazza Palazzo fra due ali di folla immense, percorrendo Corso Vittorio Emanuele, Corso Federico II, poi la Villa e infine Collemaggio, calpestando quel prato dove prima si giocava a calcio nelle giornate primaverili, quando non si andava a scuola. Quel prato dove ora c’è la tendopoli.
Io fra i figuranti, nonostante la mia avversione per queste cose. Ma quest anno il valore è diverso, il sentimento è diverso.
E ce ne accorgiamo subito, da quando quell’autobus ci lascia alla Villa, lì dove sono le transenne che limitano la zona ormai aperta al pubblico, ma sempre presidiata dai militari. Si sale fino a Piazza Duomo, nel silenzio. Il fruscìo degli abiti a terra, il vento a scuotere le impalcature, qualche persiana che ancora sbatte. Ogni rumore è amplificato in questo giorno che ti riporta a quasi cinque mesi fa.
E ti ritrovi fuori dal tempo. 5 mesi fa, 5 secoli fa. A guardarci, con quei veli, quei vestiti si fa fatica a riconoscersi, si parla, si ride, ma quasi a bassa voce. Poi ci si ammutolisce quando passa, su un pick up dei Vigili del Fuoco, la teca di Celestino V.
Tanti diranno poi che lo sentivano lì, presente. E poi andando a spulciare negli archivi, si scopre che l’unica volta, oltre al 2009,  in cui le spoglie di Celestino non sono entrate a Collemaggio è stato nel 1703.

Da capo piazza, dove eravamo noi figuranti del Trecento, si vede arrivare il gonfalone della città, e poi la Dama, che gira dai quattro cantoni e avanza, lentamente, verso la Piazza. Non un rumore, non un suono. Con la mente rivado all’anno prima, quando il corteo, per fotografare i miei che sfilavano, l’avevo seguito proprio dai quattro cantoni, ridendo con mia sorella di fronte a qualche copricapo bizzarro..o al gonfalone di Tione, che ha come scritta “Tio”..come in dialetto. Adesso il sorriso è amaro. Una bimba dietro di me, vestito blu di velluto che le tocca i piedi, chiede al padre che la segue come un’ombra “Ma perchè non c’è nessuno?”.

Le telecamere ci seguono. I cameramen sono i Vigili del Fuoco, gli stessi che ad ogni pausa del corteo ci portano acqua fresca per combattere il caldo incredibile di questo pomeriggio. Mai successo in altre edizioni…d’altronde i Vigili del Fuoco sono diventati i punti di riferimento per qualsiasi cosa concreta. Le immagini sono quelle che poi manderà in onda Rete8, che di solito seguiva personalmente il corteo.

Il silenzio è tanto fino all’ingresso della Villa. Rumore di tacchi. Ancora fruscìo di vestiti.
Alla Villa due striscioni, retti da una decina di persone: “i commercianti del centro vogliono riaprire”
Qualche applauso, magari quando si vede la nipotina, o l’amico che sfila. Fotografi pochi, Renato, Roberto, Cristian. Dopo 4 mesi di inviata da uno dei luoghi più famosi del mondo, conosci tutti per nome. E ora che i riflettori si sono spenti, rimaniamo solo noi, aquilani, a fotografare e raccontare coi nostri occhi e le nostre parole la nostra città. La nostra identità.

Lungo il Viale di Collemaggio c’è un pò più di gente. E’ una fila sottile e continua, che si ingrandisce solo ai margini della tendopoli. Pochi applausi. Le lacrime tante, quelle sì. I tamburi degli sbandieratori si fanno sentire all’inizio del Viale, poi nulla più. Il coro Concentus Serafino Aquilano aveva iniziato a cantare al passaggio di Celestino in Piazza, ma poi si è spento. Si procede spediti, non ci si ferma. Si entra al Parco del Sole. Percorso diverso quest anno, ovviamente, anche se nel circuito del Parco del Sole non c’è nessuno. Non fanno entrare nessuno al Parco del Sole.

Poi la Porta Santa e la paura che le spoglie di Celestino V non tornino più all’Aquila, dopo la peregrinazione per le diocesi d’Italia decisa quest anno. E sono i giornali a parlare a sproposito del “gran rifiuto”, non inteso come quello di Pietro dal Morrone, ma del Premier Berlusconi, che ha deciso di non essere presente per non strumentalizzare l’evento. O la sua venuta.

Comunque sia, anche in questo caso B. ha fatto parlare di sè. Prima della sua presenza, poi della sua assenza. E forse per la prima volta in tanti anni si è parlato di Perdonanza nei principali TG italiani, ma sempre collegati alla visita del Premier. Purchè se ne parli, no? Ma forse è per la prima volta quest anno che gli Aquilani, quelle poche persone che erano al Corteo o lo hanno seguito in televisione, si sono resi conto della ferita mortale alla loro città. Non per le C.A.S.E., non per le chiese a pezzi, non per le tendopoli che verranno “smantellate senza dubbio” entro il 30 settembre.
Ma per l’identità della comunità. Quell’identità che si sta perdendo giorno dopo giorno, attutita dalle divise, messa a tacere dalle promesse, cancellata da quel mare che in estate sì, ti fa sentire in vacanza. Ma che poi ti fa sentire svuotato e in cerca di una nuova identità. E l”unica cosa alla quale riesco a pensare è che se le tendopoli verranno smantellate il 30 settembre, allora gli aquilani che non avranno trovato una sistemazione verranno messi negli hotel ormai liberi. Suotati. Vuoti.

“Gli altri anni al massimo si faceva vedere un sottosegretario abruzzese”: questo il commento del Comitato Organizzatore della Perdonanza alla notizia che lui, proprio lui, venerdì sarà presente al corteo storico della Perdonanza. La festa del Perdono, la festa degli Aquilani.
Quest anno, alla notizia che la Perdonanza si sarebbe comunque fatta, molti hanno storto il naso. Non è il caso, ci sono cose più importanti, si è detto. Ho sempre avuto la sensazione che la Perdonanza fosse sentita dagli Aquilani come la loro festa, come tanti paesi più piccoli hanno la sagra: così, brutalmente, la Perdonanza è sempre stata la festa dell’Aquila, quella in cui ritrovi tutti quelli che non hai visto per un anno.Chi andava a studiare fuori, chi lavorava altrove: il centro si riempiva, come e più che alla Befana. Facce che ti eri dimenticata che esistessero, o persone che riuscivi a rincontrare solo in questa settimana: e allora cene a casa, aperitivi lunghissimi in Piazza con il sole che comincia a tramontare prima e quel venticello che ti ricorda che è fine Agosto, comincia a fare fresco, l’estate è finita, ma gli impegni li puoi ancora rimandare per una settimana.

E per questi 3 giorni, gli occhi sono ancora una volta su di noi. Non sulla Perdonanza che torna nell’800esimo anniversario della nascita di Celestino, non perchè si varca la Porta Santa con tanto di macerie di Collemaggio in bella vista proprio per mostrare cosa è rimasto da quel 6 aprile…quel qualcosa che – lo ricordiamo – ancora non viene “adottato” da nessuno, dato che la cifra stimata per il restauro ammonta a 20 milioni di Euro.

Quest anno l’attenzione è per lui. Per lui che si incontrerà con Cardinal Bertone (incontro, tra l’altro, chiesto nè dal Vaticano, nè dalla Curia dell’Aquila, ma da Palazzo Chigi che ha scelto di mandare B.), per lui che cerca un raccordo con il Vaticano dopo le ultime vicende personali, per lui che, avvertono dal Vaticano,  non usufruirà “di nessun “colpo di spugna” dalla Santa Sede sulla sua vita privata”. E poi,l’indulgenza plenaria per chi, profondamente pentito e confessato, passerà sotto la Porta Santa: ma,si sottolinea, i divorziati non possono usufruirne. B. compreso dunque.

Insomma, un intreccio fra politica, promesse, scalate, contropartite e religione, che ancora una volta non porta rispetto alla comunità aquilana e al dramma che giorno dopo giorno si consuma all’Aquila.
Un intreccio per il quale Celestino V sembra una comparsa e B. il personaggio principale. L’ennesimo intreccio che strumentalizza l’Aquila per una questione di immagine, a pochi giorni dalla consegna della prima delle C.A.S.E.,  a Cese di Preturo, il 4 settembre. Con tutto che i criteri di assegnazione ancora non sono chiari, e del censimento non si hanno notizie.

E allora termino con uno dei più grandi dice che che abbia letto
dice che Berluscò ve all’aquila alla perdonanza e vole passà sotto la porta santa…quarà icete addio a quello che è remasto rittu a collemaggio


“Per chi ci andrà a vivere, sarà difficile lasciarle”. B. si riferisce alle case, bellissime, quasi del tutto arredate. La prima verrà consegnata il 4 settembre. Cantiere di Cese di Preturo, che in questa sfida all’ultimo cuscinetto antisismico sembra averla spuntata sul cantiere di Bazzano.

E’ un Ferragosto strano per gli Aquilani. I “dice che” degli aquilani fanno sorridere, quando fanno riferimento a tutte le pecore mangiate finora dal terremoto: scherzando, ma neanche troppo, ci siamo detti da subito che all’Aquila ci sarebbe stata una sagra permanente, con arrostate, tende, posate di plastica e vita all’aria aperta.
Ma le parole di un aquilano intervistato al Tg3 fanno capire qual è lo stato d’animo: ” Siamo arrivati. All’Aquila dopo Ferragosto cominciano i temporali il pomeriggio. E noi siamo ancora nelle tende”.
E mi viene ancor più da ridere quando ripenso ad una delle dichiarazioni di B. , fatta a giugno: “Consegneremo tutte le case a novembre, per prevenire il gelo invernale”. Sì, come se all’Aquila facesse “solo” fresco a novembre.

E ancora. Fa sorridere la scelta di un aquilano che nel censimento, alla voce “sistemazione preferita”, ha scritto Villa Certosa o Palazzo Grazioli. Forse se ci fosse stato anche un censimento per le vacanze preferite, chissà quanti avrebbero scritto “crociera”.
“L’Aquila in gabbia”: recita così l’articolo sul sito del Manifesto : ed il pensiero superficiale e un pò goliardico legato alla bontà della vita all’aria aperta si frantuma di fronte all’immagine di una città desolatamente abbandonata a sè stessa, con la prospettiva che ” Settembre, andiamo, è tempo di migrare”. Anche se i Comitati invitano a tener duro.

Ma se, come ha sottolineato più volte il Sindaco Cialente, le scuole saranno il motore della rinascita, chi iscriverà i propri figli a scuola avrà punti in più per l’assegnazione delle C.A.S.E, allora vengono i brividi nell’andare a leggere, fra le righe e le cifre di un progetto diabolico di distruzione del tessuto sociale aquilano, la situazione odierna delle scuole.

Le briciole dei fondi del governo per la ricostruzione delle scuole sommano, dati alla mano, poco più di quattordici milioni di euro. Serviranno a costruire sette scuole prefabbricate e dei moduli ad uso ufficio, che potranno accogliere mille e settecento alunni in tutto, dalla scuola dell’infanzia fino agli istituti superiori. Appalti con una data di consegna già fuori tempo massimo e di gran lunga lontani da quelli promessi dal governatore Chiodi meno di un mese fa, che aveva promesso una trentina di nuove scuole modulari, pronte ad accogliere migliaia di alunni.

Questo per  i “moduli nuovi”: potete approfondire qui.
Ma ci sono, garantiscono, strutture già esistenti, che hanno retto al terremoto e potranno accogliere migliaia di studenti. E’ il caso dell’Istituto Domenico Cotugno, quello che racchiude Liceo Classico, Linguistico, Pedagogico e Musicale. E che a settembre si ritroveranno in massa all’ex ITC. A Pettino.
Ironica mia sorella: “non sono morta a Palazzo Quinzi col terremoto, ora mi ritrovo in una scuola vecchia a Pettino”.   E’ quella che sembra una sfida, l’ennesima, al destino e a quello che potrebbe ancora accadere.
E per lunedì, ore 10, è convocato un sit in di protesta davanti al Palazzo di vetro della Regione e allo stesso ITC.

Verrebbe da dire “Chiodi: chi era costui?” Effettivamente noi aquilani ce lo siamo chiesti da subito, da quando, l’inverno scorso, siamo (mah, forse gli altri abruzzesi sono….) andati alle urne e lo hanno votato. Chiodi..Chiodi…ah sì, il sindaco di Teramo. Chiodi…Chiodi, ah sì, il delfino di Berlusconi. B. lo ha sponsorizzato fin dall’inizio, facendo del buon Gianni un ottimo specchietto per la sua immagine in declino, che doveva, dopo la Sardegna, risalire con una vittoria almeno, nelle elezioni regionali Abruzzesi.

E ora si continua a dire…Chiodi..Chiodi…ah sì, quello che non si è fatto vedere all’Aquila dopo il terremoto. Chiodi, quello che dice sì, sì, sì al suo padrino, qualsiasi cosa dica. Chiodi, quello che quando gli Enti Locali protestavano per il pagamento delle tasse a gennaio 2010 non c’era, quello che quando i Sindaci degli allora 49 comuni terremotati si sono riuniti per dire che no, non era una questione politica ma una questione di giustizia sociale nei confronti degli aquilani…non c’era.

Al di là della fazione politica – perchè, lo sottolineo come l’ho sentito dire migliaia di volte dai Sindaci e dalla Presidente della Provincia, la ricostruzione non è questione politica – il Presidente della Regione Abruzzo è stato assente nelle occasioni in cui la “comunità” alla quale fa riferimento lui si è riunita, stretta, commossa, incazzata.
Basta digitare “Chiodi ricostruzione” su Google per leggere le sue frasi. Scontatissime.

  • Ci vorranno anni per la ricostruzione. Ma per farcela, L’Aquila deve dimostrare di essere una comunità. Il resto qui
  • Per avviare una ricostruzione seria è necessario un dialogo continuo con i sindaci. Ipse dixit. Il resto qui
  • Non mi accontenterò di recuperare quello che la città dell’Aquila ha perso in quella tremenda notte del 6 aprile, ma darò tutto me stesso per cercare di far ottenere al nostro capoluogo quello che ha sempre cercato di avere e non è mai riuscita ad ottenere. Altruista. Il resto qui

Ma alla fine il buon Gianni ha dovuto capitolare. Complici forse le visite del suo padrino sempre più sporadiche.
Ci vuole poco per ricordare l’escalation di promesse delle visite, come fa Anna nel suo blog: prima l’annuncio catastrofico di voler risiedere a L’Aquila per il mese di agosto, dopo è arrivato quello in cui affermava che sarebbe venuto due volte a settimana, infine la sua rinuncia nel venire a fare l’ennesimo sopralluogo ai cantieri perchè tanto i lavori sono in anticipo. Anche se oggi è arrivata la notizia che Ferragosto lo passerà all’Aquila. Con tanto di commento stile Dice Che.

Dicevo. Chiodi ha dovuto capitolare. E a ben 4 mesi dal terremoto…ha finalmente incontrato i comitati.
Ammettendo che il Piano C.A.S.E. è un fallimento. E bravo Marco a raccontarlo.

Con agosto si ferma tutto“. In Italia è così, l’abbiamo sentito dire talmente tante volte, in talmente tanti ambiti, che ad Agosto sembra che la vita si possa prendere una pausa. Tanto ci sono le vacanze.
Dal terremoto e dall’essere senza casa però non ci si può prendere una vacanza. Sto viaggiando molto, dal mio buen retiro alla costa, poi verso Roma: ed aiuta il fatto che appena esci dal cratere, il terremoto sembra svanito. Quei cartelli rossi non li vedi più, il blu è solo del cielo, non delle tende.
Ma te lo porti dentro, con ogni rumore più forte, con un telefono che squilla nel cuore della notte, quando, paradossalmente, ti svegli e guardi verso l’orologio. E sono le 3.32. Non riesco nemmeno a contare quante persone mi hanno detto di svegliarsi alle 3.32.

Con Agosto si ferma tutto, quindi? No.
La riflessione e la rabbia non si fermano e non possono fermarsi ora.
Cominciamo con la ricostruzione. E’ di qualche giorno fa la denuncia della CGIL : gli Aquilani dovranno pagare da soli la ricostruzione delle loro case, anticipando i soldi per la ricostruzione di quelle B e C. Il timore – la certezza, più che altro- di tutti.  La prova? Il ragionamento del mio amico Raniero, che si sfoga così su Facebook

Provo a ragionare. Se i lavori per le case B sono divisi in tranche del 25%, il proprietario anticipa la prima tranche, incassa i soldi della prima e con questi paga la seconda, incassa la 2 e con questi paga la 3, incassa la 3 e paga la 4, incassa la 4 e gli ritornano i soldi anticipati. Quindi l’anticipo è del 25% sulla spesa complessiva. E’ giusto, non è giusto? Si tratta di un errore o è così che deve andare? Ma se non si trattasse di un errore, quale è la spiegazione? Forse che, spaventando i cittadini con l’anticipo di 25%, si vuole evitare che si “allarghino” troppo? Visto che paga lo Stato, il cittadino potrebbe chiedere al progettista …di mettere nel conto spese per lavori non direttamente collegati al terremoto. Ma se deve anticipare il 25%, il cittadino sta attento a non esagerare. Piccole astuzie da post terremoto.

E già, il discorso fila e non fa altro che alimentare le incertezze che da quattro mesi all’Aquila si susseguono e ti impediscono di pensare ad un futuro qui. Poi – sempre con ritardo piuttosto colpevole a dire il vero –  arriva la precisazione della Protezione Civile.

L’ordinanza n.3779 del 6 giugno prevede che il 75% del contributo, che deve essere suddiviso in tre rate del 25%, venga erogato durante l’esecuzione dei lavori, e il restante 25% a opere concluse. Per ricevere le prime tre rate sarà necessario presentare le fatture dei lavori eseguiti. Con la documentazione sullo stato di avanzamento dei lavori vanno presentate anche le fatture già pagate, a fronte di una erogazione da parte dello Stato.

La questione è sempre capire se ci sono abbastanza imprese, se queste imprese potranno anticipare le spese per tutti i lavori, se le fatture insomma le pagheranno loro..e non gli Aquilani. Perchè al di là delle rassicurazioni l’80% degli Aquilani si è sentito dire: non abbiamo i soldi per anticipare i lavori, chissà poi quando ce li ridanno.

Poi per 10 giorni sentiamo parlare incessantemente di censimento. A 4 mesi dal terremoto si parla di censimento. 40000 aquilani hanno fatto domanda di alloggio, avendo il domicilio in case dichiarate E, F o in zona rossa. Problemi, dubbi, perplessità. Crocette, “altri titoli”, numeri verdi che non rispondono o sono evasivi.  La paura di essere “deportati”, così come spiega il bel video pubblicato su Repubblica. Tant’è che poi gli Aquilani del Dice che arrivano anche a scherzarci sopra.

E dato che di tempo ce n’è, si leggono le ordinanze e si cerca di trovare una risposta a qualche dubbio o a qualche cosa rimasta in sospeso. La domanda del giorno è “Ma Fintecna?”
E la risposta è lì, sotto i nostri occhi.

La sala d’attesa del medico è la fucina più ricca di “dice che”, ” a me è successo” e “lo sai che”. Lo è sempre stato, e continua a esserlo, anche se la sala d’attesa è un gazebo 4×6 con tanto di minicondizionatore che sputa acqua ogni tanto. 3 panche disposte a rettangolo davanti all’ingresso di un container: è il campo di Monticchio1, quello che ogni giorno si sveglia con l’insegna verde della multisala Garden sopra di sè..e che alle 12 si risveglia dal torpore di questi giorni caldissimi con la voce allegra e propositiva del volontario di turno.
“Buongiorno a tutto il campo di Monticchio. Anche oggi c’è il sole, e anche oggi è una magnifica giornata. Oggi a pranzo c’è pasta fredda, poi per secondo tonno e pomodori, poi tanta frutta per combattere il caldo.”
Fa un pò ridere, mentre aspetti il tuo turno, ascoltarlo. Ti sembra come di essere sulla spiaggia davanti al tuo stabilimento, in vacanza, quando ti annunciano il menu, o l’attività del giorno.
E si è lontani dalla politica, dalle polemiche sterili, dalle parole. Perchè da posti come questi ti rendi conto di quanto sia grande e necessaria la voglia di concretezza degli Aquilani.

Al campo di Monticchio vengono anche persone che non fanno parte del campo, dato che ci sono parecchi servizi, come il presidio dei medici di base e di parecchi specialisti.
Ma la concretezza è il leit motiv delle discussioni. Con tanto scetticismo di fondo. Perchè lo scetticismo è realismo purtroppo. E allora l’argomento del giorno è quello del 6 agosto, il giorno in cui verrà sospesa l’assistenza negli alberghi per i possessori di case dichiarate agibili-A .
A proposito, ma non era già stata fatta un’ordinanza con la quale si intimava, a 15 giorni dalla dichiarazione di agibilità A – di lasciare i luoghi (alberghi e tende)nei quali si usufruiva dell’assistenza della Protezione Civile? Ordinanze emesse. Ordinanze non rispettate. Questo bisogna dirlo, che dipenda o meno dalla Protezione Civile o dagli Enti Locali che non le mettono in pratica, forse.

Mio padre per me è l’emblema della concretezza. Dal 6 aprile ore 10 il suo pensiero è stato: qua ci vorrà parecchio per ricostruire. Ricostruire. Non mollare. E magari sì, nei momenti di scoramento il pensiero di mollare tutto e restare al mare c’è stato. Ma da buon siciliano emigrato, capatosta, onesto e concreto…no, l’Aquila non si lascia. Ed erano almeno venti giorni che si chiedeva, fra perizie giurate, moduli e ordinanze, come si potessero fare i lavori a casa…con i mobili a casa. Dove si potessero mettere. E chi ce li ha i soldi per un trasloco? E me li ridaranno? E giù a cercare garage di amici, scantinati, dove poter traslocare.
E la mia soddisfazione più grande è stata, pochi minuti fa, potergli leggere l’ordinanza del 30 luglio.

È riconosciuto un contributo, fino a 5.000 euro, per il pagamento delle spese di trasporto e deposito dei mobili di chi realizza interventi di riparazione e ricostruzione, esclusi quelli sulle abitazioni classificate come A (art. 5).

A volte basta poco. Basta con le parole. E’ ora dei fatti.

Berluscò non te fà rivedè all’Aquila. Giusto, l’abbiamo letto, detto e sentito dire talmente tante volte che è entrato nel nostro parlare quotidiano. Come tante altre cose di questi ultimi 4 mesi, che prima non avremmo mai immaginato potessero entrare così prepotentemente nelle nostre vite. Parole tipo Sebach, tipo C.A.S.E. , tipo COM e tutte quelle altre che si sono inventati per gestire la vita degli Aquilani negli ultimi 4 mesi.

Già, 4 mesi nelle tende: è questo il miracolo, la scommessa, il punto di forza di questo che ormai è diventato un gioco al massacro sulla pelle degli aquilani. E gli aquilani l’hanno detto. E si sono sentiti dire: qui decidiamo noi cosa fare.

Il racconto, di una tristezza sconfinata per la libertà d’espressione ed il diritto non solo a manifestare, ma alla vita, è di Francesco Paolucci